Zadig – Le Ghost Town in Italia

Nov 4, 2020 | Opinions, Zadig

Zadig apre il ciclo dei suoi video su Magira per parlare di un fenomeno che assume una notevole curiosità e non viene adeguatamente segnalato: le città fantasma, vale a dire quei Paesi, frazioni, borghi dimenticati che sbucano all’improvviso al termine di un sentiero inedito di montagna, in una radura sperduta, sepolte da un bosco, nel profondo di un calanco o di un tratturo in aperta campagna lontana dai nodi della circolazione.
Che si chiami Craco in Basilicata, o Apice Vecchia in Campania, o Monterano nel Lazio oppure proprio qui in Romagna a Castel D’Alfero a Sarsina o a Bastia a Portico San Benedetto…sono tutti luoghi che avevano vita ed ora sono scomparsi.
Sono stati i cambiamenti idrogeologici con i loro conseguenti dissesti, oppure la grande emigrazione verso il Nord italiano ed europeo industrializzato, oppure la nascita di quartieri nuovi in posizioni geografiche meno ostili, o la conseguenza di immani terremoti a determinare comunque l’abbandono delle persone, degli animali e il mantenimento spettrale di case inabitate, ruderi, resti, invasi dalla vegetazione, erosi dalle intemperie, ripopolate solo da insetti, roditori, animali di piccola taglia che vivono fuori dalle cure domestiche allo stato brado.
Nel passato, già negli immediatamente successivi al Secondo conflitto mondiale, in Italia, di queste Città fantasma se ne occupò il grande economista meridionalista Manlio Rossi Doria nel 1948 e in tempi molto più recenti con un suo pregevole studio l’Accademia dei Georgofili alla ricerca dei fili che ridessero identità a quei luoghi speduti.
E’ un fenomeno non solo italiano od europeo ma addirittura mondiale perché le Ghost Town sono presenti anche negli Stati Uniti, in Cina, nella foresta pluviale brasiliana. Ovunque, E se in Italia l’Istat ne ha contate un migliaio, una mappa mondiale neppure esiste. Si tratta dunque di un ciclo storico che potrebbe essere invertito attraverso un grande Piano di riqualificazione paesistica e urbanistica capace di riutilizzare spazi e ambiti di periferia che potrebbero tornare alla luce con il contributo attivo di politiche di recupero che potrebbero interessare anche giovani generazioni, persone in grado di affrontare nuove sfide senza ricadere nella gestione tradizionali degli spazi urbani legati soltanto alle categorie e logiche del profitto.
Il tutto all’interno di un disegno complessivo di recupero della memoria, delle storie individuali e collettive che popolano la Storia di un grande Paese se vuole restare tale.
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