Zadig – Thailandia, una monarchia che vacilla. La diplomazia di bamboo non regge più.

Nov 9, 2020 | Opinions, Zadig

Dietro la coltre di Paese turistica, meta di vacanzieri di tutto il mondo, la Thailandia in tutto il mese di ottobre è stata percorsa da imponenti manifestazioni studentesche che contestano il governo in carica e la monarchia thailandese.
Il 15 ottobre 2020 il primo ministro, generale Prayut Chan, ha vietato qualsiasi raduno politico con più di cinque persone e ogni critica on-line.
La monarchia vacilla perché mentre Rama X vive prevalentemente all’estero, in Baviera, circondato dal lusso in un castello nel Paese la dittatura militare, che si è imposta fra il 2014 e il 2019, ha ancora sostanzialmente l’ultima parola avendo l’egemonia culturale e politica del partito conservatore che, con stratagemmi ed austuzie, ha mantenuto il potere. Secondo gli osservatori dell’Asian Network for Free Election le ultime elezioni politiche hanno attaccato la confusione che ha regnato nel corso della campagna elettorale che si è conclusa con una maggioranza per il partito conservatore determinata dalla scomposizione di alcuni piccoli partiti di opposizione a elezione ultimata e dal voto per la conferma della guida di governo al generale Prayut Chan da parte del Senato che è stato formato nella precedente legislatura scelto dalla giunta militare fra personalità thailandesi senza una vera elezione popolare.
E’ vero però che dal 2000 la Thailandia è stata percorsa da una dialettica fra governo conservatore e partiti populisti assai lontana da quelli che sono i principi della democrazia del mondo occidentale europeo o nord americano. Le trasformazioni dei nomi dei partiti, le scissioni e ricomposizioni sono state all’ordine del giorno e la sorte dei partiti progressisti è stata segnata da una serie di cambiamenti non sempre in grado di essere assorbiti dalla maggioranza dell’elettorato.
Quella però che sembra davvero essere entrata in crisi è la strategia di politica estera che il governo thailandese sta producendo. Da sempre la Thailandia è riuscita a garantire una notevole flessibilità di alleanze. Se nella Prima Guerra Mondiale la Thailandia si era schierata con la grande Intesa contro gli imperi di Austria-Ungheria e Germania, nella Seconda Guerra Mondiale, per compiacere il potente Giappone si era invece schierata dalla sua parte sostenendo quindi anche l’asse con la Germania e l’Italia. Poi nel secondo dopoguerra la vicinanza agli Stati Uniti è stata scontata, fino a quando però fin dall’inizio del Duemila e con l’andata al potere dei partiti populisti sono molto migliorati i rapporti con la Repubblica Popolare di Cina, tanto che anche di recente sono stati importati proprio dei sottomarini destinati alla regia marina militare thailandese.
Appare sempre più difficile che la tradizionale “democrazia di bamboo” possa reggere all’interno di queste contraddizioni, mentre si allarga il solco fra giovani generazioni più istruite e cosmopolite che vanno a vivere nei principali centri urbani e la popolazione delle campagne che venera ancora la monarchia come una sorta di baluardo divino e della nazione. La monarchia thailandese e il regime di fatto militare non ha mai vacillato come in questo momento. Parola di Zadig.
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