ZADIG – Conflitto in Nagorno-Karabakh

Nov 10, 2020 | Opinions, Zadig

L’alibi del Nagorno Karabakh

Dall’inizio di ottobre sono ricominciate le ostilità armate, tradotte in un vero e proprio conflitto, fra armeni e azeri nella enclave del Nagorno Karabakh da sempre contesa fra l’ex-repubblica sovietica di Armenia e l’ex-repubblica sovietica di Azeirbagian. Non è un caso l’imbarazzo del presidente russo Putin che ha cercato di contenere il conflitto, ma finora né lui, né il gruppo di Minsk che si era assunto fin dagli anni Novanta l’onere di trovare una mediazione fra le due componenti nazionali ed etniche del Caucaso Meridionale ci sono riusciti.
Il risultato è che fra morti e feriti siamo quasi a ventimila persone, mentre gli sfollati e i rifugiati si accalcano. Tutto nasce ovviamente da un deficit democratico nella intera zona che risale da lontano.
Gli Armeni hanno guidato il processo di destalinizzazione del Nagorno Karabakh a partire dal 1994 emarginando del tutto la componente azera che in periodo sovietico era stata prevalente nella guida di questo territorio. Da un lato gli Armeni avevano alle spalle i massacri perpetrati fin dal 1920 dalla giovane Repubblica Turca, fino al sacrificio sul Mussa Dagh, d’altra parte gli Azeri erano stati fedeli all’Impero prima e poi all’Urss garantendo l’approvvigionamento energetico dei pozzi petroliferi a Baku durante la Seconda Guerra Mon diale senza i quali l’Unione Sovietica sarebbe probabilmente stata sconfitta dall’offensiva tedesca.
Sono anni però che gli Azeri, cacciati o costretti all’esilio, all’inizio degli anni Novanta rivendicano la sovranità del Nagorno Montuoso tanto è vero che vogliono cambiare il nome dell’attuale capitale Stepanakert in Klamendi. Gli Azeri in arme hanno anche lanciato di recente un’offensiva sulla città meridionale di Sousa.
Se non arriverà un tregua anche il Nagorno Karabakh diventerà nel cuore della Russia asiatica un focolaio riacceso capace di provocare un altro elemento di disordine e pericolo internazionale.
Per Zadig questo è il risultato di un nazionalismo fin troppo acceso, nato dal disfacimento rispettivamente dell’Impero Russo e di quello Ottomano. La Turchia ha preso posizione in favore degli Azeri, ma non dimentichiamo che essi sono musulmani sciti e non sunniti e interpretano il credo islamico finora evitando le contaminazioni con il radicalismo ideologico-religioso.
Bisogna trovare la soluzione in un negoziato, ma il pregiudizio, l’intolleranza, l’incapacità di pensare a come fare funzionare i regimi democratici rendono ardua l’impresa. E il Mondo non può che soffrirne.

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