Zadig – Fronte Polisario

Nov 16, 2020 | Opinions, Zadig

Il dramma irrisolto del Popolo Saharawi
Questa volta Zadig si occupa di un caso che non ha al momento il rischio di pericolosità di altre crisi internazionali ma resta un problema irrisolto per un popolo che abita un lembo del Nord Africa.
Si tratta del dramma che sta vivendo il popolo Saharawi nella parte Occidentale del Sahara. Un tempo quest’area fu dominata dal cololonialismo portoghese, poi spagnolo dal 1884 al 1974 quando con la caduta del regime franchista furono le potenze con velleità neocolonialistiche di Marocco e Mauritania a rivendicarne e conquistarne in modo arbitrario i territori.
Il Paese ha visto nascere da subito una Resistenza promossa dal Fronte Polisario, Fronte Popolare di Liberazione di Saguia el Hamra e del Rio Nero formato da settori comunisti del vicino Marocco, ma anche da tuareg e militanti delle popolazioni nomadi che vivevano da sempre quei territori. L’Algeria ha sempre sostenuto la causa del popolo Saharawi ma pur ottenendo su questo punto l’appoggio di organismi internazionali come la Organizzazione dell’Unità Africana non ha invece mai trovato una maggioranza tale in senso all’Onu per riuscire a dichiarare il territorio del Sahara Occidentale come Territorio Autonomo.
Dal 1976 in ogni conto il Fronte Polisario ha annunciato di propria iniziativa la costituzione della Repubblica Democratica Araba del Saharawi, ne ha definito i confini e la sovranità ma senza ottenere quel successo di relazioni internazionali capaci di trovare una maggioranza favorevole al riconoscimento nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Purtuttavia negli anni Ottanta il popolo Saharawi ha accresciuto la sua capacità di dialogo e di relazioni tanto che nel 1992 alla costituita Rdas è stato concesso il rango di Osservatore delle Nazioni Unite e la promessa di costituzione di un’Alta Autorità per il Sahara Occidentale capace di contestare l’ambizione del Marocco di considerare tutta l’area sotto la propria sovranità monarchica.
Del resto in ballo ci sono precisi interessi a partire dalla pesca nello spazio antistante dove c’è una porzione di Oceano Atlantico di particolare valore, per non parlare dei giacimenti di fosfati di cui quest’area è la seconda al mondo.
Il Marocco non ha mai accettato la possibilità di convivere pacificamente con un Territorio della vastità del Sahara Occidentale sotto la guida del Fronte Polisario. Per questo motivo nel corso di tutti gli anni Ottanta del Novecento il governo marocchino sotto la pressione del re ha fatto costruire una barriera di protezione, recinzione, un vero e proprio muro per la lunghezza di oltre 2.700 chilometri. Una delle minacce che veniva rivolta ai giovani marocchini intemperanti o a coloro che manifestavano insofferenza durante gli anni di leva era quella di essere spediti “alla Berma”, cioè all’estremo confine dove le condizioni climatiche ed esistenziali sono davvero pessime.
Se all’inizio degli anni Settanta il nucleo di insediamento del popolo Saharawi era poco sopra i 130 mila abitanti, poi alla vigilia del referendum popolare che avrebbe dovuto sancire l’autodeterminazione di quel popolo (evento sempre rinviato) hanno avuto diritto alla consultazione oltre 170 elettori mentre la popolazione complessiva supera ormai i 300 mila abitanti e include anche i campi profughi nell’area di Tindouf a sud dell’Algeria.
Senza la solidarietà internazionale, promossa anche dall’Italia e in modo particolare da Regione, Comuni, Associazioni sindacali e politiche dell’Emilia-Romagna le condizioni di vita, già molto crude, del popolo Saharawi sarebbero vere e proprie crisi umanitarie. Con un grande sforzo organizzativo le forze che guidano questo territorio lo hanno impedito ma la definizione del futuro del Sahara Occidentale non può restare nell’indefinito futuro. Solo una autentica soluzione politica può impedire che anche il Sahara Occidentale, come accadde nel secolo scorso un altro rilevante luogo di destabilizzazione degli equilibri di coesistenza pacifica nel Mondo.
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