La ripresa del terrorismo islamico

Nov 27, 2020 | Opinions, Zadig

Come si finanziano i terroristi islamici?

Dopo gli attentati a Parigi, Nizza e Vienna sostenere che gli autori di questi crimini agiscano soltanto sulla base della propria esaltazione individuale è erroneo.

Nel Far Web sono sempre più presenti segnali che dimostrano come ciò che resta del Daesh, dopo le sconfitte militari subite in Siria e in altre parti del Mashriq cerca una riorganizzazione con azioni terroristiche in Europa mentre in Asia: Afghanistan, Bangladesh, Indonesia, Malesia, Pakistan e Sri Lanka e nelle ex-Repubbliche asiatice che furono prima dell’Impero Russo e poi dell’Unione Sovietica sono in pieno rigoglio le adesioni a formazioni paramilitari ricalchi dell’Isis, l’esercito del Califatul mondiale, il braccio armato di quella che possiamo senz’altro definire la Internazionale Salafita. Inoltre anche in Africa i seguaci del Daesh si sono riorganizzati come risultata in Burkina Faso, Mali, Mozambico e Niger oltre alle zone sia pure ridotte della resistenza salafita in Iraq e Siria dove la vecchia Al Qaeda ha di fatto ereditato ciò che resta dell’Isis del capo supremo Ali Al Bagdadi oggi sostituito da Ibrahim Hadim Al-Quraishi.

Ma la domanda a cui cerchiamo di dare una risposta è dove trovano i soldi i terroristi islamici in azione in molte parti del mondo?
Complessivamente queste cellule attive e dormienti hanno a disposizione secondo gli esperti investigativi internazionali non meno di 5-6 miliardi di dollari, di cui 100 milioni di dollari di pronto impiego fra contanti, a cui si aggiungono oro, preziosi reperti archeologici saccheggiati, una trentina fra alberghi e ristoranti, una ventina di aziende agricole, alcuni pozzi petroliferi ancora in funzione. La forza di uno Stato. Chi provvede a rifornire questa rete terroristica che utilizza solo una parte del patrimonio accumulato? Purtroppo il Salafitismo è una corrente religiosa dell’Islam Sunnita che gode di popolarità non solo in alcuni settori più popolari, ma anche in quote di imprenditori, di predicatori e di persone facilmente convertibili alla santa causa del rigore e della purezza religiosa anche attraverso l’uso delle armi e il martirio.

Di recente gli Usa attraverso il Consorzio di sicurezza Tftc formato insieme a Arabia Saudita, Baherin, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar hanno individuato alcune ong di assistenza e carità che dirottano parte delle decime a gruppi terroristi di Daesh attivi a Kabul, Jalalabad.

In Italia nel solo 2019 il Gruppo investigativo di finanziamento terrorismo ha ricevuto 982 segnalazioni sospette di attività economiche, finanziarie, sociali che dimostrerebbero come anche nel nostro Paese, uno dei più tranquilli finora quanto a episodi di terrorismo collegati al terrorismo islamico, agiscono sempre più attivamente gruppi di sostegno alla guerra che i terroristi di Daesh continuano a protrarre.
Le amare considerazioni di Zadig si condensano in due concetti. L’Islam è molto complesso e non può essere ridotto agli estremismi manichei e violenti del Salafitismo. Le popolazioni più povere di Paesi a prevalenza di fede islamica devono trovare vie di libertà e di iniziativa politica secondo nuovi parametri ideali e culturali. La tradizione non può essere un alibi per mantenere lo stato di guerra e la paura. L’Occidente ha gravi limiti e anche colpe, ma resta pur sempre un modo preferibile alla landa di terrore che Isis ha creato negli anni scorsi in zone di Africa e di Asia.

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